storie di ordinariafollia

brevi fabulazioni di chi tende a dare realtà alle creazioni della propria fantasia

  • questo cuore impavido

    Questo cuore impavido batte per teogni giornosolo per teda mezzogiorno e due alle due meno tre. Ricorda il fischio di un treno che passa lontanoe vorresti salircima è proprio lontano. Questo cuore impavido e nudo nell’isola degli scimmiottiinseguito da luoghi comunied etichettatori con occhiali grossi come piatti. Ricorda le urla di una madre affacciata al balcone:è ora di fare merenda!ma non hai ancora finito di giocare a pallone. Questo cuore impavido vestito da chierico della patatanel dungeon del tempo che passae una mazza più uno con supercazzola incantata. Ricorda le ferite fatte con le unghie per grattarele punture di zanzaree…

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  • sotto un cielo gettone

    S’apre tra le nuvole uno spazio la luceed è evidente che si tratta di Dioo di un calcio di rigore per i buoni. Santo pallone e mamma verginetira il dado e se esce settenon farò più marchette. Credo nella patatacredo nel gol, anche di mano. Scarpe rosse sotto un sole gettoneverso castelli di panna scontataper confini di filo di penee si apre tra i muri uno spazio la luce. Se andrà bene avrò la mia faccia su una magliettacon lo scudetto ricamato. Si tratta di immensoo di un fuorigioco fischiato in ritardo la luce.

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  • Pegaso a pezzi

    Prendi pure tutto il bracciovisto che ci sei, non solo il ditonon fare i complimentisono fatto di poesia, non siamo in tanti. Strappami il cuoregetta le mie ossa nere in maree se hai un gatto dagli milza e polmonesono fatto di poesia, non di ragione. Fai una palla con la mia pelleattaccami le palle alla batteria dell’automobilee coi miei occhi sbatti la maionesesono fatto di poesia, devo solo arrivare a fine mese. Prendi il mio fegato e strizzalo per benedichiara morta la mia linguae spegni il mio sistema nervoso afferentesono fatto di poesia, meglio di niente.  

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  • parapurganferno

    soffrirò come quando eri lontana e lo smartphone non era ancora stato inventato aspetterò come quando avevi detto alle quattro ma erano già le cinque passate gioirò come quando togli gli occhiali e mi guardi con quel mezzo sorriso.   soffrirò più di quando domani c’era scuola aspetterò più di quando accompagnai mio padre al pronto soccorso in piena notte gioirò più di quando hai capito che stavo strimpellando volta la carta.   soffrirò come quando mio padre diceva che sono un imbecille aspetterò come quando indossavo jeans strappati e per strada mi guardavano male gioirò come quando siamo abbracciati.

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  • Beat

    Beatqualcun altro vince il premio Nobel per il disegno digitaleBeatle pene d’amore viaggiano nelle attese di un messaggio whatsappBeatlo specchio mi porta per culoBeatcome dire che tutto va bene, fin quiBeatle rondini mangiano le mie poesieBeatquesta estate mi compro un vestitino giallo e neroBeatse qualcuno si aspetta di meglio, affari suoiBeatle menti migliori della mia generazione finite dentro un maglioneBeatfebbraio vola, presto finirà pure la scuolaBeat

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  • davanti ad un drago

    Arrivai fin davanti alla scuolae mi fu chiaro che ero soltanto un bambinodavanti ad un drago. Infantile, mammone, patato, coglionenon sapevo neppure da dove cominciareatterrato al liceo da un pianeta lontanoa forma di pallone di cuoio cucito. Quindi scappaiogni passo era un tic senza un tace mentre quel treno se ne andava per semprepensavo al rimprovero dei miei genitori. Diciamo che era una bella giornata di solee che i bambini non dovrebbero affrontare i draghi da solispecie se sono dall’altra parte della cittàdove nessuno sa che sei l’uomo ragno in incognito.

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  • è sempre adesso

    Sono il mio mulino a ventoquello che cammina sulla scala mobile per il paradiso di Natalealla fine di un arcobaleno banalecontentoe coccolatodal quotidiano luogo privato. Seduto sui gradini del mo foglioaccompagnato dal ricordo di me stessometto insieme parolecome adesso. Sono il mio leviatanoquello con un buon lavoro e una buona paga e va serenocon il biglietto del trenoin manoe davveroconvinto che basti mettere lo smalto nero. Seduto sui gradini del mio foglioaccoccolato dalla visione di me stessocerco segni e coloricome adesso.  

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  • jeans strappati

    Forse c’era sotto dell’altroed ora ha poca importanzale urla e quella porta sbattutadella mia vecchia stanza. Forse c’era sotto dell’altrooppure ero io a provocarema se uscivo così conciatoavrei fatto meglio a non rientrare. Forse c’era sotto dell’altroma quei jeans strappati erano per mela cosa più importante del mondonel mille e novecento ottantatré. Forse c’era sotto dell’altroma ora non ha più importanzatutta quell’acqua è passatae quanto rimane è pazienza.

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