storie di ordinariafollia

brevi fabulazioni di chi tende a dare realtà alle creazioni della propria fantasia

  • socialtimidezza

    C’è stato un periodo in cui essere sociale era un’esigenza, una necessità. Uscivo di casa appena fatto pranzo e mi piantavo alla pista di pattinaggio nel mezzo della profonda notte del primo pomeriggio maceratese. L’olfatto cerebrale lanciava i miei pensieri per centinaia di chilometri di piste di possibilità. Intanto che aspettavo qualcuno. Entusiasmo, nel freddo […]

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  • musicassette

    L’amore è un anello incorruttibilequalcosa che afferma all’universo che non importa aver ragione una musicassetta pirata fatta per… per chi ti pare. Anche per te.   L’amore è un anello ma non importa che sia proprio di metallo qualcosa che fa perdere la strada e poi ride di te una musicassetta pirata per la ragazza […]

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  • altri quaderni

    Riempivamo fogli su fogli su fogli di schemi ripetuti, geroglifici che ai nostri occhi erano avvincenti campionati di calcio internazionali. Nomi curiosi ed affascinanti, crocette e numeri. Decine ogni pagina, centinaia, migliaia ogni quaderno. Quel ragazzo che scarabocchiava aveva una matita aveva un quaderno aveva un amico e nulla era impossibile.   Non c’era l’urlo […]

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  • belli quaderni

    Andare a mangiare in pizzeria era un evento straordinario, a quei tempi. Qualcosa per cui bisognava lavarsi pure dietro le orecchie ed essere educati. Si andava sempre con qualcuno, per stare assieme; con gli zii. Per evento straordinario intendo dire tanto che era raro, diciamo una volta all’anno? E che era eccitante; ed io leggevo […]

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  • c’erano due neuroni

    C’erano due neuroni o forse tre nella mia testa dopo la consegna delle chiavi. Uno era maschio, per così dire. L’altro no, per contraddire. Venne loro data una consegna, un foglio nel quale c’era scritto come lavorare. E lessero. Il primo disse: ho capito, bene! si farà così e cosà, facile. L’altro rimase sul divano. […]

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  • summer on a solitary bit

    Passavo pomeriggi ad ascoltare dischi. Un angolo dell’immenso salone di marmo dove c’era l’impianto di alta fedeltà nel suo autoritario mobiletto; il divano, due poltrone e sopra al tappeto di pelle di vacca il tavolino di vetro infrangibile. Passavo pomeriggi interi seduto ad ascoltare dischi e sognare. Era il vinile. Segnali dal futuro, su microsolchi […]

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