
storie di ordinariafollia
brevi fabulazioni di chi tende a dare realtà alle creazioni della propria fantasia
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è sempre adesso
Sono il mio mulino a ventoquello che cammina sulla scala mobile per il paradiso di Natalealla fine di un arcobaleno banalecontentoe coccolatodal quotidiano luogo privato. Seduto sui gradini del mo foglioaccompagnato dal ricordo di me stessometto insieme parolecome adesso. Sono il mio leviatanoquello con un buon lavoro e una buona paga e va serenocon il biglietto del trenoin manoe davveroconvinto che basti mettere lo smalto nero. Seduto sui gradini del mio foglioaccoccolato dalla visione di me stessocerco segni e coloricome adesso.
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cuore e caffè
Portami il caffè a letto se vuoi ma non donarmi il tuo cuore dammi retta, so bene che puoi ma tienilo che ti potrà servire se non altro per campare. Scrivimi con le dita parole sulla schiena mentre io provo ad indovinare se il tuo amore è più grande del mare ma tienilo, in ogni caso almeno un bicchiere solo per te. Portami il caffè a letto se vuoi ma non darmi tutto il tuo amore dammi retta, so bene che puoi ma tienilo che ti potrà servire se non altro per continuare a fare quello che ti…
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zero uno zero
l’aperitivo con le amiche in piazza Mazzinitirare mattina fumando sul divanolasciarti corteggiareandare tre mesi in Antartidesuonare ai citofoni per poi scapparepicchiare Vincenzo, troppo ladro per amaredire, fare, baciare, lettera e controvento,uno. non ti identificare, non coincidere,zero. le cose che apparivano banali quando eri signorinaed ora ti mancano,uno. montagne che potresti anche scalarese ne valesse la pena,uno. nemmeno per spiegarlo auno. dallo zero da cui sei uscitaallo zero da cui usciraipensi ad unoche uno non è mai.
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Basic istinto
fine linea spazio input, la combinazione delle nostre particelle elementari if nella solitudine di questa confusione, incessante load, on, wait cerco la tua mano nella notte, save goto verify, list e mi pare come quando eravamo bambini e ci pareva di essere next, restore, smenettare, la la la la soprattutto run, run, run, run tab, return e read, read, return e gosub… sub sub sub then nuovi linguaggi per passeggiare navigando mano nella mano print, stop tutto l’universo dietro la tastiera sulla punta delle dita, run tu, io. tu tu tu io tu tu io tu tu tu tu io…
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Videogames
Mi fa ridere, bestemmiare. Trovare la soluzione di un mistero attraverso l’ironia a scorrimento orizzontale di pagine che nascondono interazioni nel fascino di personaggi ridicoli ed irripetibili. Mi fa sudare. Annientare tutti i nemici che arrivano sempre in maggiore numero nell’irrefrenabile scorrimento verticale che affolla figure che devono scoppiare e sparire fino al boss, e poi si ricomincia. Mi fa scordare. Incastrare mattoncini infiniti che cadono incessabilmente dall’alto accelerando mentre il pavimento si alza se non viene spazzato da combinazioni di righe perfette. In punta di dita videogames o la vita.
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il tesoro nel fondo del Chienti
Il primo non stava mai fermo un moscerino della frutta alimentato a pile atomiche e finiva con un piede nell’acqua e perdeva una scarpa sporco, sempre sorridente con l’imperativo assoluto di non essere da meno. Il secondo era carino delicato come bandiera di panna sulla cima di una torta di Pisa e intrecciava la lenza tra rami impossibili calmo, sempre interrogativo con l’imperativo assoluto di non essere alla mano. Il terzo ero io chiacchierone ridanciano fabulatore contromano e parlavo e parlavo e parlavo e parlavo vispo, sempre ironico con l’imperativo assoluto di essere umano. E poi c’era…
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vinile adolescentrico
Mangiava vinile, Eraldo il lunedì mattina e sapeva che non avevamo una lira. Adolescentrici maceratesi figli del borgocentrismo, appesi ad un campanile muto. Mangiava vinile, Mario il venerdì sera e sapeva che non avevamo una lira. Adolescettanti maceratesi nipoti dei fiori, illesi da una rivoluzione sconosciuta. Qualche volta facevo colletta durante lo struscio del corso perché non potevo proprio fare a meno di vinile. Mario lo sa, ci ha visto passare tutti occhi innamorati e saccocce vuote. Anche Eraldo lo sapeva.
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la carrozza gialla di mezzanotte
Mezzanotte e sei sola in mezzo alla strada nella macchina senza benzina di un amico e viene un gendarme che ti chiede cose strane alle quai non sai rispondere e ridi per non piangere. Mezzanotte e sei sola in mezzo alla strada in un corpo enorme che funziona da solo anche senza di te e seppure ti appartenga non lo riconosci ma va bene così e viene un gendarme e ti chiede cose sciocche alle quali non vuoi rispondere e non piangi per poterne ridere. Mezzanotte e sei solo in mezzo alla strada con la fotocopia di te…
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quando distribuirono l’intelligenza
Io c’ero e non dormivo osservante ribelle osservavo. Alle mie spalle il camaleonte chiese di passare davanti e non vidi differenza per dire di no. Io c’ero e non dormivo. Alle mie spalle una donna dalla pelle molto chiara, a seno scoperto, chiese di passare davanti e non ebbi sentimento per dire di no. C’ero ed ero. Alle mie spalle il gufo chiese di passare davanti e non trovai argomento per dire di no. C’ero. Alle mie spalle la sirena chiese di passare davanti e non mi vennero rime per dire di no. Io c’ero. Alle mie spalle la volpe…
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summer on a solitary bit
Passavo pomeriggi ad ascoltare dischi. Un angolo dell’immenso salone di marmo dove c’era l’impianto di alta fedeltà nel suo autoritario mobiletto; il divano, due poltrone e sopra al tappeto di pelle di vacca il tavolino di vetro infrangibile. Passavo pomeriggi interi seduto ad ascoltare dischi e sognare. Era il vinile. Segnali dal futuro, su microsolchi passati. Prima del vinile c’era il pallone. Prima del vinile c’era la bicicletta. Prima del vinile la noia era una cantilena insistente. Oh ma’ che posso fa’? (non penso sia necessario tradurre). Oh ma’, che posso fa’? Che posso fa’? Oh ma’! Che posso fa’?…
