
storie di ordinariafollia
brevi fabulazioni di chi tende a dare realtà alle creazioni della propria fantasia
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summer on a solitary bit
Passavo pomeriggi ad ascoltare dischi. Un angolo dell’immenso salone di marmo dove c’era l’impianto di alta fedeltà nel suo autoritario mobiletto; il divano, due poltrone e sopra al tappeto di pelle di vacca il tavolino di vetro infrangibile. Passavo pomeriggi interi seduto ad ascoltare dischi e sognare. Era il vinile. Segnali dal futuro, su microsolchi passati. Prima del vinile c’era il pallone. Prima del vinile c’era la bicicletta. Prima del vinile la noia era una cantilena insistente. Oh ma’ che posso fa’? (non penso sia necessario tradurre). Oh ma’, che posso fa’? Che posso fa’? Oh ma’! Che posso fa’?…
