
storie di ordinariafollia
brevi fabulazioni di chi tende a dare realtà alle creazioni della propria fantasia
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il tesoro nel fondo del Chienti
Il primo non stava mai fermo un moscerino della frutta alimentato a pile atomiche e finiva con un piede nell’acqua e perdeva una scarpa sporco, sempre sorridente con l’imperativo assoluto di non essere da meno. Il secondo era carino delicato come bandiera di panna sulla cima di una torta di Pisa e intrecciava la lenza tra rami impossibili calmo, sempre interrogativo con l’imperativo assoluto di non essere alla mano. Il terzo ero io chiacchierone ridanciano fabulatore contromano e parlavo e parlavo e parlavo e parlavo vispo, sempre ironico con l’imperativo assoluto di essere umano. E poi c’era…
