
storie di ordinariafollia
brevi fabulazioni di chi tende a dare realtà alle creazioni della propria fantasia
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zero uno zero
l’aperitivo con le amiche in piazza Mazzinitirare mattina fumando sul divanolasciarti corteggiareandare tre mesi in Antartidesuonare ai citofoni per poi scapparepicchiare Vincenzo, troppo ladro per amaredire, fare, baciare, lettera e controvento,uno. non ti identificare, non coincidere,zero. le cose che apparivano banali quando eri signorinaed ora ti mancano,uno. montagne che potresti anche scalarese ne valesse la pena,uno. nemmeno per spiegarlo auno. dallo zero da cui sei uscitaallo zero da cui usciraipensi ad unoche uno non è mai.
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non è colpa nostra
Invecchiamo ed ogni cosa si fa più faticosami duole sempre qualcosala pallocca addominale è andata a farsi benedire,mi son perso un bicipiteil collo s’incriccanon sento una cippadall’orecchia sinistra. Ma tu diventi ogni giorno più bellaed io darei ancorae ancorail mio regno per la tua mela. Invecchiamo ed ogni foglio fotocopiato è un foglio bianco di menomi fa male la schienae la pallocca culturale non vale più nemmeno la pena,mi perdo il discorsoopino a casaccionon ricordo una segae l’orgoglio mi frega. Ma tu diventi ogni giorno più bellaed io darei ancorae ancorail mio regno per la tua mela. Invecchiamo ed è…
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trovati un lavoro serio
la condensa sul vetro mi rincuora: fuori piove, qui no; sospirando rotolo di un quarto a sinistra invadendo la tua parte del letto per dichiarare pace nel nome dell’indolenza e poi faremo a sorte per stabilire chi tra te e me dovrà preparare qualcosa da mangiare. Sai che sono un astronauta e vengo da quel posto, sono il passeggero del tuo cuore e colui che ha assassinato il proprio cervello. qualcuno strilla: trovati un lavoro serio! Cerco la condensa sul vetro per capire se mi trovo dalla parte giusta della tempesta, ma c’è solo un piatto vuoto…
