
storie di ordinariafollia
brevi fabulazioni di chi tende a dare realtà alle creazioni della propria fantasia
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Pegaso a pezzi
Prendi pure tutto il bracciovisto che ci sei, non solo il ditonon fare i complimentisono fatto di poesia, non siamo in tanti. Strappami il cuoregetta le mie ossa nere in maree se hai un gatto dagli milza e polmonesono fatto di poesia, non di ragione. Fai una palla con la mia pelleattaccami le palle alla
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parapurganferno
soffrirò come quando eri lontana e lo smartphone non era ancora stato inventato aspetterò come quando avevi detto alle quattro ma erano già le cinque passate gioirò come quando togli gli occhiali e mi guardi con quel mezzo sorriso. soffrirò più di quando domani c’era scuola aspetterò più di quando accompagnai mio padre al
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Beat
Beatqualcun altro vince il premio Nobel per il disegno digitaleBeatle pene d’amore viaggiano nelle attese di un messaggio whatsappBeatlo specchio mi porta per culoBeatcome dire che tutto va bene, fin quiBeatle rondini mangiano le mie poesieBeatquesta estate mi compro un vestitino giallo e neroBeatse qualcuno si aspetta di meglio, affari suoiBeatle menti migliori della mia
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davanti ad un drago
Arrivai fin davanti alla scuolae mi fu chiaro che ero soltanto un bambinodavanti ad un drago. Infantile, mammone, patato, coglionenon sapevo neppure da dove cominciareatterrato al liceo da un pianeta lontanoa forma di pallone di cuoio cucito. Quindi scappaiogni passo era un tic senza un tace mentre quel treno se ne andava per semprepensavo al
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è sempre adesso
Sono il mio mulino a ventoquello che cammina sulla scala mobile per il paradiso di Natalealla fine di un arcobaleno banalecontentoe coccolatodal quotidiano luogo privato. Seduto sui gradini del mo foglioaccompagnato dal ricordo di me stessometto insieme parolecome adesso. Sono il mio leviatanoquello con un buon lavoro e una buona paga e va serenocon il
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lasciate che le figuracce vengano a me
Sono andato a scuola scalzonessuno mi aveva detto dei compiti da fare a casae non avevo neppure una scusa,alla lavagna non sapevo cosa scrivere,e tutti guardavano i miei calzini bucati. Lasciate che le figuracce vengano a me Me la sono fatta addossosono timido e divento subito rosso,arrivo quando il gioco è terminatoe rimango con il
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jeans strappati
Forse c’era sotto dell’altroed ora ha poca importanzale urla e quella porta sbattutadella mia vecchia stanza. Forse c’era sotto dell’altrooppure ero io a provocarema se uscivo così conciatoavrei fatto meglio a non rientrare. Forse c’era sotto dell’altroma quei jeans strappati erano per mela cosa più importante del mondonel mille e novecento ottantatré. Forse c’era sotto
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magnetismo
Solo un’altra legge di questa dimensioneche per noi dispone attrazioneo repulsione. Così che faccia a faccia siamo unitiche tra i nostri corpi non passa d’ariaun filo,così che nuca a nuca siam distantiche l’uno tiene l’altra in sospensionecontro la gravitacontro la ragione. Solo un’altra legge di questa condizioneal pari di quella che straccia i nostri corpigiorno
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fa rima
Fa rima con cuore oppure rispetto fa riva con tavolo oppure con tetto fa rima con casa al mare ma la parola non la voglio trovare. Mille cagnare duemila bestemmie per me sono pregi, per te son difetti finché non ci portano vino e spaghetti. Fa rima con potere oppure dovere ma puzza
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sul lettino nel corridoio di casa al mare
Sul lettino nel corridoio di casa al maresenza sapere se volare se strisciarenelle vacanze estiveriuscivo ad immaginare di essere libero e illimitatoin una terra disperata. L’urgenza di vivere mi bruciava le scarpemi strappava le cartemi sfondava le portee rideva di me. Sul lettino nel corridoio di casa al maredove mi hai chiamato amoreoppure Angie, Anna
