
storie di ordinariafollia
brevi fabulazioni di chi tende a dare realtà alle creazioni della propria fantasia
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sul lettino nel corridoio di casa al mare
Sul lettino nel corridoio di casa al maresenza sapere se volare se strisciarenelle vacanze estiveriuscivo ad immaginare di essere libero e illimitatoin una terra disperata. L’urgenza di vivere mi bruciava le scarpemi strappava le cartemi sfondava le portee rideva di me. Sul lettino nel corridoio di casa al maredove mi hai chiamato amoreoppure Angie, Anna o Alfredomi veniva spesso un nodo alla golae lo capisco adesso cos’era. Cantami, amicaquello che vuoibasta chenon mi lasci mai.
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in rock
Io immagino di avere una chitarra e danzo solo con essa come fossi nel palco più buio investito dalla luce di un assolo. Quindi se mi vedete in questa scimmiosa animazione sappiate che sono immerso nell’eleganza di una febbre elettrica nel posto più buio che possiate immaginare, oltre la vergogna e il dolore con una chitarra invisibile che inesorabile suono con tutta la mia anima.
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summer on a solitary bit
Passavo pomeriggi ad ascoltare dischi. Un angolo dell’immenso salone di marmo dove c’era l’impianto di alta fedeltà nel suo autoritario mobiletto; il divano, due poltrone e sopra al tappeto di pelle di vacca il tavolino di vetro infrangibile. Passavo pomeriggi interi seduto ad ascoltare dischi e sognare. Era il vinile. Segnali dal futuro, su microsolchi passati. Prima del vinile c’era il pallone. Prima del vinile c’era la bicicletta. Prima del vinile la noia era una cantilena insistente. Oh ma’ che posso fa’? (non penso sia necessario tradurre). Oh ma’, che posso fa’? Che posso fa’? Oh ma’! Che posso fa’?…
